La stagione 13 del Miglior Pasticcere si è conclusa il 9 gennaio 2025 su M6, con un verdetto che ha diviso gli spettatori. Timothée, il più giovane della competizione, ha vinto la finale contro Tsiory e José. Oltre al semplice palmarès, questa edizione 2024 ha cristallizzato interrogativi sui criteri di giudizio e sulla strategia editoriale della rete riguardo ai suoi giovani concorrenti.
M6 e la valorizzazione dei giovani talenti in pasticceria
Dal rientro 2023-2024, M6 moltiplica i format che mettono in scena giovani concorrenti ancora in formazione, sia in Top Chef che in varianti destinate a un pubblico più giovane. La vittoria di Timothée si inserisce in questa direzione. La produzione ha insistito sul suo doppio progetto “studio e pasticceria”, presentato come un modello di percorso.
Questa scelta editoriale non è da sottovalutare. Un concorrente di 17 anni ancora liceale genera una narrazione di identificazione più forte rispetto a un pasticcere affermato. La narrazione della stagione ha progressivamente costruito questo storytelling, episodio dopo episodio, fino alla finale. Ritrovare il dettaglio del percorso di il vincitore del miglior pasticcere 2024 permette di misurare quanto il profilo del vincitore corrispondesse a questa linea editoriale.

Finale del Miglior Pasticcere 2024: profilo dei tre finalisti
La finale opponeva tre profili molto diversi per età, esperienza e approccio alla pasticceria. Questo contrasto ha alimentato i dibattiti sulla legittimità del verdetto.
| Finalista | Profilo | Percorso nella stagione | Risultato |
|---|---|---|---|
| Timothée | Il più giovane della stagione, liceale | Regolare, sostenuto dalla produzione come doppio progetto studio/pasticceria | Vincitore |
| Tsiory | Finalista esperto | Solido per tutta la competizione, considerato da alcuni altrettanto meritevole | Finalista |
| José | Il più anziano della stagione | Prova tecnica caotica in finale, riconosce lui stesso una controprestazione | Finalista |
José ha dichiarato a Télé-Loisirs che la vittoria di Timothée gli sembrava scontata. Ha aggiunto che Tsiory “meritava altrettanto” il titolo, pur ammettendo che la sua prestazione tecnica in finale non gli permetteva di aspirare al primo posto.
Controversia sulla trasparenza del giudizio dopo la finale
Le parole di José hanno alimentato una ondata di reazioni insolita dopo la messa in onda. Il suo sottinteso su “cose che non possono essere dette” è stato ripreso da diversi media, tra cui Yahoo News e Voici, senza che il concorrente specificasse la natura esatta di questi elementi.
Il volume di critiche da parte degli spettatori sulla trasparenza del concorso è stato notevole nei giorni successivi alla finale. I commenti riguardavano diversi punti ricorrenti:
- La sensazione che il montaggio degli episodi orientasse la narrazione a favore di Timothée, con maggiore tempo di schermo dedicato al suo percorso personale
- L’assenza di una griglia di valutazione pubblica e dettagliata per le prove, un rimprovero già formulato in stagioni precedenti ma amplificato quest’anno
- La percezione di un disallineamento tra le prestazioni tecniche visibili sullo schermo e il posizionamento finale annunciato dalla giuria
Queste critiche non mettono in discussione il talento di Timothée. Sottolineano un deficit di chiarezza nei criteri di valutazione, un problema strutturale del format da diverse stagioni.
Il ruolo della giuria sotto Laëtitia Milot
Questa stagione 13 è stata la prima condotta da Laëtitia Milot, che ha succeduto alla precedente presentatrice. La giuria era composta da Cyril Lignac e Mercotte, due figure storiche del programma. La loro complementarità (lo chef stellato e la specialista tecnica) costituisce da tempo l’identità del Miglior Pasticcere.
La questione sollevata dagli spettatori non riguarda tanto i giudici quanto il processo decisionale dietro le quinte. José stesso ha precisato di ritenere la sua sconfitta “logica” alla luce della sua controprestazione, lasciando intendere che altri fattori entrassero in gioco.

Miglior Pasticcere stagione 13: cosa rivela il verdetto sul concorso
La vittoria di Timothée non è un caso isolato. Gli osservatori abituali del programma notano che i giovani concorrenti sono stati spesso premiati nelle ultime stagioni. José l’ha riassunto senza mezzi termini: “È sempre stato così.”
Questa constatazione solleva una questione di fondo sul posizionamento del Miglior Pasticcere. Il concorso oscilla tra due identità: una competizione tecnica giudicata sulla maestria del dolce e un programma di intrattenimento in cui il percorso narrativo del concorrente pesa nella bilancia.
Fanny, vincitrice della stagione precedente, incarnava un profilo diverso. Il passaggio del suo titolo a quello di Timothée illustra la capacità del format di rinnovare i suoi archetipi di anno in anno, mantenendo un nucleo di prove (prova creativa, prova tecnica, torta signature) che struttura ogni episodio.
Il Miglior Pasticcere rimane uno dei programmi culinari più seguiti in Francia. La polemica post-finale non ha intaccato l’audience della stagione, ma ha aperto un dibattito che la produzione dovrà tenere in considerazione per le edizioni future. La trasparenza dei criteri di valutazione potrebbe diventare un tema editoriale tanto centrale quanto il casting dei concorrenti o la scelta della conduttrice.



